37) Marcuse. Un tipo di progresso da contestare.
Il progresso tecnico  arrivato al punto di soddisfare i bisogni,
ma ha realizzato un tipo di societ dove viene repressa la libert
e negato ci che  pi specificamente umano. Intanto la
produttivit  diventata fine a se stessa.
H. Marcuse, Psicanalisi e politica (pagine 365-369).

 Il progresso tecnico [...] sembra essere la condizione
preliminare di ogni progresso umanitario. L'ascesa dell'umanit
dalla schiavit e dalla povert a una libert sempre maggiore
presuppone il progresso tecnico, cio un alto grado di dominio
sulla natura; infatti soltanto questo dominio pu produrre la
ricchezza sociale, per mezzo della quale i bisogni umani possono
ottenere forma e soddisfazione pi umane. D'altra parte, tuttavia,
le cose non stanno affatto nel senso che il progresso tecnico
porti automaticamente con s il progresso umanitario [...] Il
progresso tecnico, che, in quanto tale,  certamente la condizione
preliminare della libert, non significa affatto automaticamente
la realizzazione di una maggiore libert. Basta pensare a uno
Stato del benessere di tipo totalitario - idea che gi da lungo
tempo non  pi cos astratta o speculativa - per renderci conto
che, in uno Stato di questo tipo, i bisogni umani vengono s, pi
o meno, soddisfatti, per in una maniera tale che gli uomini,
nella loro vita privata e in quella sociale, dalla culla alla
tomba, sono oggetti di amministrazione. Ammesso che in questo caso
si possa ancora parlare in generale di felicit, si dovr parlare
di felicit amministrata [...].
I tratti decisivi (del progresso) potrebbero essere caratterizzati
nel modo seguente: il valore supremo  la produttivit, non
soltanto nel senso di una accresciuta produzione di beni materiali
e spirituali, bens anche nel senso di un dominio universale sulla
natura. Sorge allora la domanda: produttivit per che cosa? La
risposta che viene sempre data , certo, plausibile: ovviamente,
per la soddisfazione dei bisogni. La produttivit servirebbe a una
migliore e pi ampia soddisfazione dei bisogni; sarebbe, in ultima
analisi, produttivit in quanto produzione di valori d'uso che
devono tornare a vantaggio degli uomini. Quando per il concetto
di bisogno include tanto il nutrimento, il vestire e l'alloggio
quanto le bombe, le macchine da divertimento e la distruzione di
generi alimentari invendibili, allora possiamo affermare senza
pericolo che il concetto  tanto disonesto quanto inadatto alla
definizione di una produttivit legittima; e abbiamo allora il
diritto di lasciare aperta la questione: produttivit per che
cosa? Sembra che la produttivit diventi sempre pi fine a se
stessa e che il quesito circa l'uso della produttivit non solo
rimanga aperto, ma anche venga sempre pi rimosso.
F. Tonon, Auguste Comte e il problema storico-politico nel
pensiero contemporaneo,
G. D'Anna, Messina-Firenze, 1984 2, pagine 282-283.
